Gli oli essenziali interagiscono con il nostro corpo in molte maniere, sia da un punto di vista fisico che psichico: possono ad esempio penetrare nel sistema circolatorio dopo essere stati assorbiti dalla pelle. Se inalati, essi giungono al sistema limbico attraverso i segnali del sistema nervoso o alla circolazione sanguigna attraverso i polmoni, vediamo come.

-Se massaggiati sul corpo sotto forma di crema, lozione o nell’acqua del bagno, gli oli essenziali agiscono sull’epidermide a livello locale, per penetrare poi nel derma, lo strato inferiore della pelle che conferisce l’elasticità. Il derma è ricco di capillari, così le minuscole molecole dell’olio essenziale penetrano nel sistema circolatorio.
A differenza delle sostanze chimiche come i farmaci, gli oli essenziali non rimangono all’interno del corpo per più di 3-6 ore.

– Se inalate, le molecole di olio si dissolvono nel muco nasale, prodotto dal tessuto esterno del naso: quest’ultimo è dotato di milioni di recettori. Da qui gli impulsi corrono lungo le fibre nervose e arrivano alla cavità del cranio, dove si uniscono per formare i bulbi olfattivi e i percorsi che portano direttamente al sistema limbico. Il sistema limbico,che viene stimolato in modo diretto, è una delle aree del cervello più antiche a livello evolutivo, controlla i ricordi, gli istinti e le funzioni vitali. E’ per questo che gli stimoli olfattivi sono così evocativi e potenti: qualsiasi altra esperienza sensoria compie un percorso molto più lungo prima di essere registrata, e la registrazione avviene in un’area del cervello molto più sofisticata. Allo stesso tempo, le molecole partecipano allo scambio gassoso tra gli alveoli polmonari e i capillari, penetrando nel sistema circolatorio.

Questi sono i meccanismi di base per cui gli oli essenziali, veri e propri principi attivi vegetali, sono così benefici per noi. Possono stimolarci, rilassarci, lenire il dolore, contribuire al buon funzionamento degli organi e procurare benessere risvegliando sensazioni ormai assopite. Le proprietà sono tantissime, ogni chemiotipo ne possiede innumerevoli.

Una piccola curiosità: il termine “aromaterapia” è stato coniato dal chimico francese Gattefossè nel 1928, il quale scoprì le proprietà degli oli essenziali (anticamente già conosciute da molte culture) per errore. Mentre lavorava nel laboratorio di una profumeria si ustionò una mano e per reazione la immerse nella bacinella più vicina, che conteneva olio essenziale di lavanda. La mano guarì rapidamente, senza cicatrici. Così Gattefossè capì che le proprietà curative dell’olio di lavanda erano molto superiori a quelle dei preparati di sintesi a cui stava lavorando, e dedicò la sua ricerca agli oli essenziali e alle loro proprietà fisiche ed aromaterapiche.